We Are The Best

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Lukas Moodysson continua l’esplorazione del mondo inquieto degli adolescenti, iniziato con il folgorante esordio di Fucking Amal e proseguito, seppur con toni diversi, con Lilja 4-ever. Per questo ultimo lavoro il regista svedese ci porta nella Stoccolma del 1982, il punk sta esalando i suoi ultimi respiri e la new wave sta prendendo piede. In questo scenario due giovani ragazze dai corti capelli e dalle creste esasperate, Bobo e Klara, decidono di mettere su una band punk, pur non sapendo suonare nessuno strumento. Coinvolgeranno nell’impresa la pudica Hedvig, attratta dal carattere anticonformista delle due.

Tratto dal graphic novel di Coco Moodysson, moglie del regista, e presentato alla 70.ma Mostra Internazionale del Cinema di Venezia nella sezione Orizzonti, We Are The Best ripropone gli stilemi tipici del cinema di Moodysson l’indeterminatezza sessuale, la ribellione e l’incapacità, o meglio, la voglia di non capire e prendere le distante dal mondo degli adulti. Moodysson posiziona la macchina da presa sullo stesso piano dei suoi personaggi, non giudica e non omette nulla, anche se agli occhi dei grandi alcuni momenti possono sembrare sdolcinati e senza senso. Come in molti coming of age l’amicizia è una componente fondamentale per la formazione di queste giovani ragazze, amicizie che si possono spezzare o rinvigorire nel giro di una canzone, e non a caso la musica – punk– è centrale nel film: avulsa dal suo messaggio più nichilista, qui è utilizzata come mezzo per svelare i propri pensieri, la propria tipicità, e il proprio modo di stare al mondo.

Guardare We Are The Best è come un viaggio a ritroso in un tempo che abbiamo conosciuto molto bene, un percorso che può sembrare malinconico, ma che di fatto è sincero, spontaneo e dirompente, come le migliori canzoni punk.

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