American Hustle

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Usa, 2013.

Regia: David O. Russell. Che non è un soprannome tipo Ciro O’ Animale, è che è uno importante e quindi è David O Punto Russell. Autore di pochi film di cui nessuno particolarmente indimenticabile.

Cast: Christian Bale, che però era più fico quand’era magro e si vestiva da pipistrello; Bradley Cooper, che dopo The Words ha fatto l’abbonamento ai filmacci; Amy Adams; Jennifer Lawrence; Robert De Niro, che fa una particina in cui recita – indovinate un po’ – il ruolo del mafioso.

Recensione:

Non voglio influenzare il vostro giudizio, quindi farò un breve elenco delle cose più utili che potete fare in due ore e diciotto minuti coi soldi del biglietto:

–      comprare e mangiare 3 gelati

–      ordinare una margherita a domicilio

–      bere 7 caffè in 7 bar diversi

–      fare una bella passeggiata risparmiando 7 euro

–      cercare in qualche megastore un dvd in offerta a 6 euro e 99, tanto anche se ne prendete uno a  caso difficilmente sarà peggio.

Ma veniamo al film, candidato a un botto di oscar tra cui miglior regia, miglior film, tutti migliori attori. Coi 7 euro potreste anche fare una telefonata intercontinentale per chiedere che minchia si fumano all’Academy.

Il film racconta una vicenda confusa di una confusa operazione dell’FBI dietro cui c’è una confusa truffa, tutto raccontato in modo – come dire – vagamente confuso.

Non è una commedia perché fa ridere 2 volte in 2 ore e 20 minuti.

Non è un dramma perché non c’è un cazzo di dramma, niente commozione, niente sentimenti.

Non è un thriller perché non c’è tensione.

E che è?

Una CAGATA. Ecco cos’è. Una cagata bella e buona.

All’inizio dici “beh, dai, carina sta ambientazione anni 70, i costumi, i colori”.

Dopo mezzora cominci a chiederti “sì vabbè ma che mi stai raccontando?”

Dopo un’ora passi all’Esticazzi. Qualunque cosa accada nel film non ti cambia nulla, tanto non ti sei immedesimato in nessuno, non ti sei affezionato a nessuno, insomma non ti frega nulla di nessuno. Possono trionfare o fallire, vivere o morire: qualunque cosa gli succedesse il tuo commento sarebbe “Esticazzi”.

Dieci minuti di Esticazzi.

Venti minuti di Esticazzi.

Dopo mezzora, che sono 90 minuti di film, chiedi quanto manca alla fine all’amica vicina a te, e ti rendi conto che lei dà palesi segni di insofferenza tipo controllare l’ora ogni minuto, sbuffare, ridere istericamente, commentare ad alta voce, avviare chat multiple su whatsapp per discutere dell’ultima puntata di Masterchef.

In qualche modo arrivi alle due ore di film, e lì escono i primi abbozzi di bestemmie.

A due ore e tre minuti sei già ai bestemmioni che manco un contadino toscano.

Poi, quando manca un minuto, il regista, quello con la O puntata tra nome e cognome, fa entrare pure la voce fuori campo per spiegarti il significato morale del film. Che magari a non saperlo potevi pensare che il film è una figata e che sei tu il problema, che non l’hai capito, non hai gli strumenti. Ma dopo che te l’ha spiegato ti cascano le braccia, prendi l’accendino e ti rendi conto che i 7 euro, invece che comprare una minitanica di benzina, li hai usati per il biglietto del cinema.

All’uscita corri a casa a guardarti “L’amore non va in vacanza”. E di colpo ti sembra un capolavoro incompreso.

 

La redazione di #acazzodicane

 

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