TFF bilancio di un compleanno

405085_310808555699140_1963322566_nIl Torino Film Festival ha compiuto trent’anni e, come la maggior parte dei trentenni di oggi, è confuso, precario, non sa ancora cosa ne sarà del suo futuro. Il Festival del capoluogo torinese vuol mettere su moquette rossa e riflettori abbaglianti, o vuole rimanere un evento di nicchia per pochi intenditori? A parte queste riflessioni che hanno contraddistinto il finale delle ultime edizioni, senza però una risposta e una presa di posizione; possiamo dire che il vero vincitore quest’anno è stato il pubblico (dei non addetti) che ha affollato le sale, come mai prima d’ora, che ha portato entusiasmo, passione e gioia tra le vie del centro funestato da una pioggia incessante. Né la pioggia e né  le forti polemiche che hanno aperto e accompagnato lo svolgimento del festival (in un continuo botta e risposta a suon di comunicati stampa) con il rifiuto di Ken Loach di ritirare il Gran Premio a lui dedicato. Un gesto di solidarietà nei confronti dei lavoratori sfruttati del Museo Nazionale del Cinema, hanno fermato il flusso inarrestabili di spettatori che si mettevano in fila davanti al Cinema Massimo, al Lux e al Reposi, sperando di riuscire ad entrare.

Tanti film per tutti i gusti: dallo sperimentalismo più puro “Blankets For Indians” di Ken Jacobs esperienza fisica e sensoriale in 3D, e in generale tutti i corti e i film della sezione “Onde” (adatta a chi vuole farsi proprio del male!) ad anteprime di punta come  “Ruby Spark” di Jonathan Dayton e Valerie Faris, commedia romantica e divertente che strizza l’occhio al migliore Woody Allen; “Anna Karenina” di Joe Wright; al film  di chiusura “Ginger & Rosa”  di Sally Potter storia di amicizia e di formazione da Hiroshima alla Londra anni sessanta. E poi, tante chicche che difficilmente vedremo al di fuori del circuito festival: il delirante “Holy Motors” di Leos Carax, o la mia personale sorpresa di questo festival “Smashed” di James Ponsoldt la ricerca e la riscoperta di se stessi passa attraverso sofferenze e sacrifici, ma con il sorriso sulle labbra  e non ci dimentichiamo dei corti e della ricca sezione dedicata ai documentari, tra i quali vi consigliamo: Anija – La nave  di Roland Seiko commovente e toccante racconto della fuga di migliaia di albanesi sulle coste italiane agli inizi degli anni Novanta.

Veniamo ai film in concorso. Ottime opere prime che fanno bene sperare per le nuove generazioni di registi e autori. Quest’anno anche tanta buona Italia: “Noi non siamo come James Bond” di Mario Balsamo – Gran Premio della Giuria – e “Su Re” di Giovanni Columbu la passione di Cristo in terra sarda e lo spassoso e surreale “Smetteredifumarefumando” di  Gipi. A spuntarla è stato il film di Scott Graham”Shell”, forse il più maturo e completo fra quelli presentati, una semplice e dolorosa storia di un padre e di una figlia, dell’impossibilità e della paura di fuggire dalla desolazione delle suggestive Highlands scozzesi.

Per finire, un ringraziamento particolare a Gianni Amelio e Emanuela Martini, per tutto quello che hanno fatto in questi anni, per aver contribuito a far crescere e conoscere questo meraviglioso festival che,non sarà perfetto: l’ufficio accrediti lento e sconclusionato, i microfoni rotti, proiezioni importanti programmate in sale piccole etc etc…. è un festival umano e appassionante.

Adesso toccherà a…non sappiamo ancora chi, ma auguriamoci che la nuova squadra faccia un buon lavoro e non  trasformi in TFF in qualcosa che non è.

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