Oltre le colline

Se intendete il cinema come svago e momento di evasione dalla routine, ecco che Oltre le colline non è il film che fa al caso vostro. Ma sarebbe un vero peccato lasciarsi scappare una pellicola come questa; quintessenza del cinema d’autore.

Per due ore e mezza il romeno Cristian Mungiu ci racconta la vita di queste due ragazze cresciute insieme in orfanotrofio, legate da una forte amicizia che si trasforma in amore. Diventate grandi si separano: una va a vivere in Germania per cercare fortuna l’altra si rinchiude in un convento. Quando si ritrovano capiranno che la separazione non è stata solo fisica, ma anche interiore.

Oltre le colline è un film rigido, essenziale che non fa sconti e che, nonostante questo, riesce anche a strapparti qualche risata con quell’ironia sottile, ma incisiva tipica della breve, ma importante filmografia di Mungiu (capostipite della “new wave” del cinema romeno) che con questo film ha conquistato il premio come miglior sceneggiatura e il premio per l’interpretazione delle due protagoniste (così normali e così profondamente autentiche) all’ultimo festival di Cannes.

Mungiu mette al centro di tutto i gesti e le azione che fanno parte della quotidianità del convento e della società che sta al di fuori di esso e che sembra trovarsi distante anni luce; per poi metterle a confronto e farle inevitabilmente scontrare e mostrare gli irreparabili danni causati dal fanatismo religioso e da quel conservatorismo fine a se stesso che rende cechi e che invece di fare del bene, fa tutto il contrario, fino alle estreme conseguenze.

Nonostante la lunghezza, che può spaventare lo spettatore, il film vale la pena di essere visto. Imperdibile la scena finale, splendido bignami che racchiude in sé l’essenza stessa dell’intero film.

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