Womb

Ci troviamo in un futuro non troppo lontano, Rebecca e Tommy si incontrano ragazzini e subito sono costretti a separarsi, ma fra i due nasce un rapporto che sarà destinato a mantenersi vivo nel tempo. Infatti, si ritrovano adulti e quel sentimento riprende proprio lì, dove l’avevano lasciato, ma purtroppo il destino beffardo fa si che il povero Tommy muoia in un incidente.

Questa disgrazia fa sprofondare nel dolore Rebecca che decide di rivolgersi a una clinica che si occupa di clonazione ed eugenetica per far crescere dentro di sé un nuovo Tommy.

A prima vista il film di Benedek Filegauf potrebbe essere inserito nel genere sci-fi, ma di fantascienza c’è ben poco, tutto il film è un lunga e profonda indagine interiore della protagonista Rebecca, la sua difficoltà a elaborare un lutto devastante, il peso di una scelta irrevocabile, il senso di colpa e poi, in ultima analisi, riflessione sull’utilizzo delle tecnologia e sui limiti del progresso nel campo genetico.

I silenzi e i tormenti interiori di Rebecca (una Eva Green in gran forma che il regista non ha saputo invecchiare, forse per paura di rovinare la fresca bellezza dell’attrice) vengono amplificati dalle ambientazioni scelte: algide, desolate e solitarie spiagge bagnate dal Mare del Nord e sferzate da un vento potentissimo che spesso rubano la scena ai protagonisti e alla vicenda stessa.

Un film sospeso (come il finale). Premiato a Locarno nel 2010, annunciato per il 2011, finalmente nelle sale.

Buona Visione

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