Gli Infedeli

GLI INFEDELI

L’infedeltà: Sette episodi, diretti da sette grandi personalità del cinema francese da Michel Haznavicous a Giullaime Canet, il tutto tratto da un’idea di Jean Dujardin fresco di Premio Oscar per The Artist e Gilles Lellouche, visto in Piccole bugie tra amici, ma una presenza fissa nel cinema d’oltralpe.

I presupposti per un grande successo c’erano tutti, peccato che siano rimasti solo presupposti. Perchè il risultato di questa pellicola, che tenta di riportare in auge un genere che spopolava negli anni 60 e 70, soprattutto nella commedia all’italiana, lascia un poco a desiderare.

Il tema dell’infedeltà, se escludiamo l’episodio diretto da Haznavicoius (il più convincente e compatto a livello di regia e sceneggiatura), viene trattato in maniera banale, scontata, il trionfo del luogo comune e in certi casi anche del cattivo gusto gratuito.

I sette episodi si alternano in maniera disomogenea, i personaggi si intrecciano, ritornano o non c’entrano nulla l’uno con l’altro. Anche le strutture narrative e le durate degli episodi cambiano, si passa dal puro sketch, a trame più articolate.

Il film è stato accompagnato da un sacco di polemiche, a partire dalla locandina, poi modificata, che vedeva Dujardin sollevare le gambe di una donna e Lellouche al telefono mentre si fa fare una fellatio.

Di questo film, atipico, si può dire tutto, ma non che offenda il sesso femminile, anzi a uscirne sconfitti sono proprio gli uomini, o per essere precisi, i cornificatori incalliti, i donnaioli seriali; con tutte le loro debolezze, l’idiozia di alcuni atteggiamenti e, se vogliamo, anche quell’ingenuità che spesso ci porta a rassegnarci all’idea di avere accanto dei ragazzini lobotomizzati e non degli uomini. E in questo, Dujardin e Lellouche sono stati bravissimi, bisogna dargliene atto, hanno saputo restituirci uno spaccato di società senza cadere in facili moralismi o inutili ipocrisie.

Da vedere con riserva.

 

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