To Rome with Love

Dopo Londra, Barcellona e Parigi, Woody Allen si trasferisce nella città eterna: Roma, omaggiandola della sua presenza.

Attesissimo film che lascia un po’ perplessi, un Allen poco ispirato,paralizzato che abbozza trame scialbe e inconcludenti, nonostante alcune trovate geniali (il tenore che si esibisce nella doccia) e battute esilaranti  e disincantate tutte appartenenti al personaggio interpretato dallo stesso regista.

Quattro vicende presentate dalla poco convincente voce narrante del vigile: il borghese romano che diventa famoso senza aver fatto nulla, la coppia di provincia che si deve trasferire a Roma e si ritrova nel bel mezzo di situazioni al limite del surreale, un noto architetto americano e i suoi ricordi di gioventù e un giovane studente alle prese con il tradimento della sua ragazza.

Quello che c’è da apprezzare in questo film di Woody Allen che ritorna davanti alla macchina da presa dopo Scoop (questa volta doppiato da Leo Gullotta) e  quello di mostraci non una Roma stereotipata “ il dolce far niente”e la “pizza con la pummarola ‘ngoppa che abbiamo ritrovato, per esempio, nell’imbarazzante Eat ,Pray, Love, ma una Roma decadente e il fatto che spesso Allen sia ricorso all’utilizzo di clichè dozzinali (la star del cinema che seduce la giovane provinciale – escort  d’alto bordo etc.) non è un caso; raccontare il paese che ha dato i natali a Fellini, Rossellni, al miglior cinema di tutti i tempi, ma anche il paese dei furbetti del quartierino e del bunga- bunga, deve essere stato destabilizzante.

Se la cava bene il numeroso cast, soprattutto quello nostrano: Alessandro Tiberi, Alessandra Mastronardo (ormai lanciatissima) che nulla ha da invidiare alle star a stelle e strisce come Alec Baldwin, Ellen Page e Jesse Eisenberg.

Certo è che di tutta la cinematografia di Woody Allen, che copre  più di 40 anni di storia, questo è  il film meno riuscito, ma cosa si può pretendere di più da un genio ottantenne che realizza un film all’anno?

Due ore di  sana leggerezza.

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