Maternity Blues

Madri che uccidono i propri figli, ecco il tema centrale del film di Fabrizio Cattani, al suo terzo lungometraggio, Matrernity Blues è  tratto dall’opera teatrale  From Medea di Grazia Verasani,  qui accreditata anche come sceneggiatrice. 15 minuti di applausi all’ultimo Festival di Venezia . Sezione Controcampo italiano.

Siamo in un ospedale psichiatrico giudiziario che ospita madri accusate di infanticidio, Clara (Andrea Osvart) è l’ultima arrivata, e tra vita quotidiana, riflessioni, legami che si instaurano e si infrangono tutte quante devono fare i conti con il proprio senso di colpa; con quella “S” marchiata a fuoco sulla fronte, come recita il personaggio di Eloisa (Francesca Birlandeanu)

Nonostante le buone intenzioni e il coraggio di aver portato sul grande schermo un tema così scottante e delicato, Cattani non scava nell’umanità lacerata di queste donne, ma si ferma in superficie ; raccontando il quotidiano vivere nell’istituto e sorvola sul loro vissuto, ognuna con la propria malattia, il proprio disagio, tuttalpiù utilizza flashback che non aggiungono e non tolgono niente alla storia.  E la musica di Paolo Vivaldi insiste troppo sull’elemento emotivo, finendo per stonare.

C’è molto teatro e poco cinema. Molto melodramma “facile”e poca autenticità. In alcuni momenti, Cattani, riesce quasi a convincerti, ma subito dopo tutta la struttura cede a dinamiche da “fiction televisiva” tanto da diventare pura retorica.

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