la sorgente dell’amore

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In un minuscolo paese di un non ben definito territorio del maghreb, le donne sono costrette ad andare a recuperare l’acqua in un pozzo lontano dalle case, cariche dei propri secchi, sotto il sole, spesso gravide devono arrampicarsi su un’impervia collina, riempire i secchi e poi ridiscendere. Tutto questo mentre i mariti sono seduti seduti al bar a non far niente e aspettare tempi migliori.

Quando l’ennesima donna del villaggio perde il bambino che portava in grembo durante il trasporto dell’acqua; alcune di loro decidono di iniziare uno sciopero dell’amore, ovvero, decidono di non concedersi più ai mariti, finché anche loro non inizieranno ad andare a recuperare l’acqua alla sorgente.

Questa forma di protesta crea scompiglio all’interno della piccola comunità, alcuni uomini sono d’accordo con la rivolta delle donne, i più si sentono minacciati e indignati, scomodano il Corano e le tradizioni secolari e reagiscono anche con la forza.

Ma la maggior parte delle donne non demorde e decide di portare avanti la sommossa.

In prima linea c’è Leila, la moglie del giovane insegnante  Mohamed, uno dei pochi a comprendere l’intento delle donne del villaggio.

Nonostante gli ottimi intenti, appunto, il film realizzato da Radu Mihaileanu, regista di Train de Vie e Il Concerto, porta con se qualche pecca di troppo. Prima di tutto la lunghezza eccessiva e il volere dilungarsi in sequenze e scene che non portano da nessuna parte, ma che, al contrario, fanno spazientire lo spettatore in trepida attesa di sapere come andrà a finire la storia.

Insomma un film riuscito a metà, ma sorretto da un ottimo cast: fra tutte Leila Bekthi che ha fatto palpitare più di uno spettatore con la sua sfolgorante bellezza e Biyouna che ha conquistato tutti con la simpatia e saggezza recitando la parte della Vecchia Lupa.

Imperdibili le parti cantate e danzate della più grande tradizione araba: le cose che non si vogliono capire, spesso, è meglio dirsele cantando.

Nonostante i difetti a livello narrativo “la sorgente dell’amore” è una allegoria della voglia di riscatto della donna. Una donna che, in questo caso, vive in una cultura nella quale per vedersi garantiti alcuni semplici e imprescindibili diritti deve spesso sacrificarsi con la propria vita.

Inoltre, Mihaileanu ci ricorda che le Scritture in realtà predicano qualcosa di ben lontano dalla sottomissione. Predicano rispetto e amore.

Occidentali e non, c’è ancora molta strada da fare per sconfiggere la discriminazione nei confronti della donna.

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