Cesare Deve Morire

Portare il teatro in un carcere di massima sicurezza come quello di Rebibbia non è facile, ancora di più è farci entrare il cinema, filmando un gruppo di detenuti intenti a mettere in scena il Giulio Cesare di Shakespeare. Ma i fratelli Paolo e Vittorio Taviani ci sono riusciti mirabilmente, regalandoci un’opera emotivamente forte e allo stesso tempo asciutta, essenziale senza cadere nel banale e nello scontato. Questo grazie all’uso di una struttura narrativa originale: non parliamo di semplice teatro filmato, ma del seguire i detenuti durante le prove della tragedia (che ognuno dei detenuti recita nel proprio dialetto per rendere ancora più autentica l’esperienza) nella propria cella, tra i corridoi, nel cortile, negli spazi comuni; e dall’uso di un bianco e nero, oserei dire, pasoliniano.

Gli attori nella loro crudele verità sono molto più diretti e empatici dei più rinomati professionisti della scena, tanto che qualcuno di loro, scontata la pena e ritornato alla libertà, si è dedicato all’attività attoriale in maniera stabile.

Quello che a prima vista ci  restituisce la visione di questo film è la grande umanità di questi uomini che si nel loro passato hanno commesso efferati e spesso crudeli crimini, ma che grazie all’avvicinarsi all’arte sono riusciti a comprendere a fondo la natura delle loro azioni. L’arte come l’unica via d’uscita da quelle quattro mura, sempre più affollate, e da quel opprimente soffitto che incombe e che, più di ogni altra privazione, gli ricordano la loro condizione.

Un film che credo possa convincere anche i più scettici, anche quelli che di umano in un detenuto non ci vedono niente e  portano avanti il motto: “Rinchiuderli e buttare via la chiave” .

Non possiamo fare altro che ringraziare questi due meravigliosi ottantenni che hanno fatto la storia del cinema, ma sembra abbiano ancora molte cose da dire e raccontare. E grazie anche perchè, dopo più di vent’anni, sono riusciti a regalarci un Orso d’Oro all’ultimo Festival di Berlino.

E ringraziamo anche la Sacher di Nanni Moretti che coraggiosamente ha deciso di portare un film d’autore italiano,  e di non facile fruizione, nelle sale; dando così la possibilità al grande pubblico – non solo quello dei festival – di partecipare a questa importante visione.

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