In Time

Finalmente un po’ di fantascienza nel panorama dei film in uscita nelle sale.

Una bella idea, quella di ambientare in un futuro non troppo lontano, le vicende del giovane Will Salas che vive in un mondo nel quale siamo tutti destinati all’immortalità. Bello sì, ma questo pone il problema della sovrappopolazione, qualcuno dovrà pure morire per lasciare lo spazio ad altri? quindi ci si inventa questo meccanismo: non esiste più denaro, l’unica valuta scambiale è’ il tempo: scandito da un orologio biologico digitale che si attiva al venticinquesimo anno di vita, da quel momento più si guadagna, o meglio si ruba, e più sarà lunga la permanenza sulla terra.

A questo punto, per forza di cose, si attivano quei neccanismi noti per i quali i ricchi hanno a dipsosizione secoli e secoli di tempo, accumulati non si sa bene come. Mentre i più poveri, quelli rinchiusi nei ghetti, nelle periferie, vivono giorno per giorno, o meglio, ora per ora.

Condizione sociale non troppo distante da quella che stiamo vivendo attualmente, soprattutto noi europei. Quindi dicevamo bella idea, si, ma che purtroppo si perde per strada cercando di focalizzare l’attenzione più sui divi di turno (un Justin Timberlake che si lascia guardare e una Amanda Seyfried patinatissima. I due corrono e scappano su auto di lusso, ben vestiti e pettinati. Pseudo eroi che cercano di ristabilire l’equità, come neanche un governo tecnico saprebbe fare.

Insomma, a livello di contenuti ci si aspettava qualcosa in più, però l’azione e il movimento scorrono fluidi, un The Island più verosimile, anche se, con i tempi che corrono, niente ci fa più paura.

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