Albert Nobbs

Siamo nell’Irlanda del diciottesimo secolo e  Albert Nobbs è uno dei migliori camerieri di uno dei migliori alberghi di Dublino. Albert è impeccabile, rigoroso ed estremamente riservato. Infatti, Albert custodisce un segreto, anzi due: il primo è che nasconde una considerevole somma di denaro sotto il pavimento della sua stanza, denaro, che gli permetterà di aprirsi una sua attività. Il secondo, in realtà, Albert è una donna.

Si, una donna, è mai nessuno se n’era accorto:  Fino al giorno in cui si imbatte nel Sig. Hubert anch’egli finge di essere uomo e si è anche trovato una moglie.

Albert inizia a fantasticare sulla possibilità di accasarsi e si invaghisce della cameriera Helen che, complice del giovane Joe con il quale ha una relazione, decide di ingannarlo, assecondo il corteggiamento per cercare di estorcergli più denaro possibile.

Dire che Albert finge di essere un uomo è, in definitiva sbagliato, ormai Albert  è Albert e, forse lo è sempre stato, tutto quello che è stato prima non conta.

Memorabile la scena in cui Albert, una straordinaria Glenn Close che ha voluto a tutti i costi calarsi nei panni del parsimonioso cameriere, e il Sig. Hubert si vestono da donne e si fanno un giro per la città, per vedere che effetto fa il ritornare alle origini, movimenti impacciati, estranei, sguardi eloquenti che non hanno bisogno di parole.

Albert Nobbs è un personaggio tragico, sommesso che ha passato la sua intera esistenza semplicemente cercando l’amore, amore tout cour, sentimento che fin dai tempi dell’infanzia gli è stato orribilmente negato.

Rodrigo Garcia, regista rubato alla televisione (suoi i successi di Six Feet Under, Big Love e In Treatment), confeziona una pellicola, dallo stile impeccabile, come il suo protagonista, infatti tutta l’attenzione è catalizzata dall’interpretazione di Glenn Close, decisamente in gran forma e probabilmente in odore di Oscar.

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