La Polisse

Lavorare nell’Unità Protezione Infanzia, non è di certo cosa per tutti. Se n’è accorge subito anche la sensibile Melissa chiamata a realizzare un servizio fotografico con protagonisti gli agenti di questa sezione, spesso oggetto di scherno da parte degli stessi poliziotti.

Ed è proprio sfruttando il punto di vista, esterno, della fotografa che la regista decide di raccontarci il lavoro di questi agenti che tra pedofilia, drammi familiari, abbandoni, stupri, povertà e ignoranza devono far fronte anche ai problemi relativi alla propria vita privata:  divorzi, tradimenti, problemi con il cibo, litigi, anche e soprattutto fra colleghi, e separazioni.

Un film che si muove fra realtà e fiction con grande agilità, lo sguardo non è mai moralista o melodrammatico, tutt’altro, tanti sono i momenti di cruda ilarità che ristabiliscono gli equilibri.

Ottima la direzione del folto gruppo di attori che si muovono con estrema naturalezza davanti all’obbiettivo che li segue e indugia sulle loro vite al punto che ci si sente quasi parte della squadra, nel bene e nel male.

Il finale lascia sgomenti. Una notevole prova per Maiwenn LeBasco, anche vista  la candidatura come miglior film ai premi César, gli Oscar francesi e il gran premio della giuria a Cannes.

Nel film, piccola parte affidata al nostrano Riccardo Scamarcio.

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