Hugo Cabret

Martin Scorsese celebra il cinema delle origini, vera e propria macchina che riusciva a fabbricare sogni, quel cinema che appartiene al genio di Meliés e che, agli inizi del secolo scorso, si  frapponeva al realismo puro perpetrato dai fratelli Lumiére, gli inventori di questa  magia chiamata cinema che a distanza di più di cent’anni riesce ancora a meravigliare e a far parlare di sé.

Scorsese ci racconta il cinema delle origini utilizzando la moderna tecnologia del 3D e tenendoci per mano ci accompagna in questo viaggio puramente visivo.

Da lasciare senza fiato le scenografie (della coppia da Oscar Dante Ferretti e Francesca Lo Schiavo  anche questa volta candidati) e i costumi, forse un po’ troppo debole l’intreccio: una miriade di riferimenti, non solo al cinema delle origini, ma anche una strizzata d’occhio all’arte e, soprattutto, alla letteratura;  il personaggio di Hugo Cabret sembra direttamente uscito da uno dei romanzi di Charles Dickens, forse troppa carne al fuoco e questo non permette allo spettatore di farsi tutt’uno con la storia del piccolo Hugo che, come tutti noi amanti della settima arte, è rimasto folgorato dal primo viaggio sulla Luna.

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