Shame

Steve McQueen torna a far parlare di sè con Sheme il suo  nuovo pugno allo stomaco, come se non ci fosse bastato quello di Hunger e anche questa colta sceglie come protagonista Michael Fassbender, Coppa Volpi a Venezia 2011.

Il protagonista è Brandon un aitante uomo di successo che potrebbe avere tutto dalla vita, non fosse altro che la sua dalla dipendenza dal sesso gli rende impossibile stabilire qualsiasi relazione sentimentale.

Non è una semplice dipendenza dal sesso è una sorta di ossessione, una perversa degenerazione. Brandon si vergogna (da qui lo Shame del titolo) di questa sua condizione e vive a metà fra il trattenersi e cercare di vivere una vita normale e il dare libero sfogo a questa  sua irrefrenabile pulsione.

Si prova molta pena per questo personaggio dall’animo sempre più logorato che si trova a dover fare i conti anche con una sorella fragile e disperata.

Il film, per l’alta presenza di scene di sesso, è stato vietato ai minori di 14 anni. Su questo argomento  avrei qualcosa da ridire, più che il numero, qui si dovrebbe parlare del modo in cui vengono mostrate queste scene, sono molto esplicite vero ( e non potrebbe essere altrimenti), ma trattate in maniera onesta. Il divieto è comunque comprensibile.

Non è per niente facile accompagnare il protagonista in questo suo inferno interiore fra furtivi incontri a pagamento e non, giornali porno, film porno, internet,  masturbazioni ad ogni ora del giorno e della notte e  in ogni luogo, per arrivare a locali gay e squallidi triangoli, ma non si può farne a meno.

McQueen si conferma un grande autore sia per caratteristiche stilistiche che narrative.

Al prossimo pugno nello stomaco.

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