Melancholia

Cambiamo decisamente genere. Un film dalla grande potenza evocativa che ci regala momenti sublimi  (vedi l’incipit 10 minuti di rallenty, immagini dalle forti suggestioni pittoriche accompagnate dalle potenti note del Tristano e Isotta di Wagner) e momenti vuoti.

Lars porta sullo schermo il suo male di vivere, la sua cronica depressione. La morte incombente e l’impotenza di fronte ad essa.

Divide nuovamente la narrazione in capitoli. Il primo dedicato a Justine, la sposa triste e malinconica, una straordinaria Kirsten Dunst che con questa interpretazione si è guadagnata il premio come miglior attrice all’ultimo festival di Cannes. E il secondo dedicato a Claire, una disarmata Charlotte Gaingsbourg. Due figure femminili all’inizio così distanti, ma alla fine così vicine, per non dire speculari , due facce della stessa medaglia.

Lar von trier gioca con lo spettatore e molto probabilmente anche con se stesso la prima parte con le vicende del matrimonio è surreale, grottesca, poi pian piano ci trascina in un tunnel di inquietudine e oppressione con l’incombente presenza del pianeta sterminatore, così affascinante e crudele e alla fine di questo tunnel nn può che esserci il nulla.

Un film discontinuo ma visivamente notevole, ne vale la pena.

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